Cap. 3


NUOVO CONCETTO DI MALATTIA


Benessere è sinonimo di armonia ed equilibrio funzionale, condizioni, queste, da molti secoli riconosciute dalla scienza medica come elementi essenziali alla vita. 


Solo da qualche decennio, tuttavia, sono stati rivisitati i concetti di equilibrio ed armonia, da sempre considerati una mera sequenza ordinata di complesse reazioni biochimiche, in grado di rispondere a tutte le esigenze fisiologiche e patologiche dell’organismo.


In precedenza la malattia, quindi, si configurava come il risultato di tutto ciò che interferiva con le sequenze biochimiche ed aveva, come effetto, una ben definita “condizione patologica”, in rapporto alle cause (eziologia) che la determinavano, agli effetti (quadro clinico relativo all’evoluzione della malattia con tutte le sue manifestazioni), alle sequele (evoluzione verso la cronicizzazione, remissione parziale o totale) ed alle potenziali terapie mediche e/o chirurgiche efficaci. 


Per esempio, una semplice influenza riconosceva nel virus la causa e nella febbre il sintomo, la cui evoluzione poteva andare dalle complicanze bronco-pneumoniche ed encefalitiche a possibile remissione totale… e la terapia sarebbe stata solo sintomatica rivolta, cioè, a trattare la febbre e le sue eventuali complicanze.


Questa visione “biochimica” del corpo, rimane sempre alla base delle nostre conoscenze medico-chirurgiche; tuttavia, l’atteggiamento meno rigido di alcuni medici nei confronti della medicina orientale, opportunamente integrata con le attuali conoscenze di bioingegneria e di fi sica nucleare del mondo occidentale, ci ha permesso di avere un altro punto di vista non più esclusivamente “chimico” dell’organismo.


La dinamica “ biologica della vita” non può, infatti, esaurirsi in una mera sequela di reazioni molecolari biochimiche, ma soggiace anche a più complessi e superiori sistemi di mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia funzionale, che sono dotati di capacità di trasmissione, ricezione ed interazione in tempo reale a tutti i livelli attraverso “ informazioni” che svolgono un programma codificato nel DNA.


Il DNA diventa, quindi, una vera rice-trasmittente cui arrivano informazioni che vengono verificate, elaborate e restituite all’organismo, insomma una sorta di computer molto sofisticato in cui la “memoria centrale” geneticamente trasmessa è al tempo stesso il “programma” che sarà seguito per l’intera vita.


Le cellule, quindi, sono singolarmente anche dei “ripetitori di informazioni” in grado di riceverle, trasmetterle, elaborarle secondo un programma ben definito. Le informazioni “viaggiano” attraverso onde elettromagnetiche che hanno un andamento armonico ed ondulatorio solo in condizioni di benessere e di equilibrio.




Delle onde elettromagnetiche molto hanno scoperto gli studiosi della prima metà del XX secolo attraverso gli esperimenti sui danni dell’elettricità sul corpo umano effettuati nei campi di concentramento; tali studi hanno reso utili informazioni sugli effetti dannosi procurati dalle radiazioni elettriche. 


Grazie alle successive conoscenze di fisica nucleare si sono individuate le onde elettromagnetiche cosiddette “ultrafini” a bassissima frequenza responsabili dei sistemi di controllo e di comunicazione dell’organismo che sono alla base della vita.


Le interazioni elettromagnetiche dell’organismo sono quindi l’elemento nuovo alla base del concetto di malattia; tale concetto è ben conosciuto nelle medicine orientali che, con la pratica dell’agopuntura, hanno sperimentato per secoli l’importanza delle “mappe bioenergetiche” del corpo umano, dove linee preferenziali di “trasmissione di informazioni”, definiti meridiani, coordinano più organi ed apparati con conseguenti interdipendenze funzionali e bioenergetiche.


A questo punto, l’esempio della malattia influenzale è totalmente rivisitato come segue: il virus è anch’esso un emittente di informazioni elettromagnetiche che interagiscono con quelle dell’organismo, dando esito ad una sorta di interferenza con conseguenti reazioni di tipo “disarmonico”; a tale situazione l’organismo risponde mettendo in atto tutta una serie di “informazioni” di reazione che cercano di riportare in equilibrio il sistema: reazione immunologica, reazioni bioumorali e cellulari, attivazione di tutti gli organi, apparati e sistemi preposti a ristabilire lo stato di salute generale. 


La terapia dunque, non più solo chimica–farmacologica, grazie ai nuovi concetti bioenergetici, acquisisce nuovi elementi utili affinché le “informazioni” del sistema possano riprendere un loro flusso armonico.

La malattia, quindi, rappresenta il risultato di una serie di squilibri prima sul piano bioelettrico, poi, dove l’organismo non riesca a riequilibrarsi, si verifica una stabilizzazione dell’alterazione omeostatica anche a livello biochimico ed organico; con la successiva progressione della malattia si avranno da parte dell’organismo continui tentativi di correzione … se l’equilibrio, tuttavia, non viene ristabilito, la malattia evolve verso la “cronicità” e può persistere in tale stato, in base alla sede ed alla tipologia della malattia, oppure rappresentare una silente progressiva aggressione dell’organismo, “malattia aggressiva e/o evolutiva”; in altri casi si può anche giungere a sequestro permanente e disattivo dal punto di vista funzionale, granulomi, fibrosi, adenopatie croniche non attive.


La “malattia acuta”, per contro, rappresenta una condizione circoscritta nel tempo e nello spazio, in cui tutto l’organismo è chiamato a reagire a noxae patogene di diverso tipo ed il cui elemento determinate è la necessità di attivare, anche se confusamente, una sia pur minima generica ed immeditata “reazione” di prima linea per dare ai sistemi di difesa più avanzati e più specifici dell’organismo il tempo di entrare in azione in modo mirato e risolutivo.


Il processo vitale quindi si esprime attraverso percorsi assai complessi ed ancora non del tutto esplorati; è certo che la meccanicistica visione di Newton, dove il sodalizio tra la chimica e la fi sica quale uniche responsabili dei cicli vitali della materia vivente, ormai oggi non soddisfa molti studiosi, che con mente meno condizionata dai canoni accademico-universitari, hanno rivolto il loro interesse ad un punto di vista diverso ove il linguaggio meccanicistico non è più sufficiente nell’interpretazione della vita in tutte le sue manifestazioni.


Proprio da ciò nasce l’esigenza che ho avvertito da molti anni di definire questo nuovo modo di affrontare il problema diagnostico e terapeutico della medicina come “poliedrico”, in sintonia con le molte sfaccettature ed angolazioni che offre questa figura geometrica, in cui ogni parte è utile ma solo se vista nel suo insieme


Essere pertanto poliedrici significa utilizzare tutto ciò che le conoscenze, ortodosse e non, mettono a disposizione senza creare confini condizionanti di cultura e di appartenenza accademica, il tutto integrato in un unico sistema diagnosi-terapeutico per l’appunto “poliedrico”.


Valentina Ivana Chiarappa

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